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domenica 14 novembre 2010

Modello Dynamic: Descrizione (Parte 2/2)

Nel precedente post abbiamo visto alcuni esempi che mostrano come i mercati siano caratterizzati dalla presenza di trend prolungati che impattano sui diversi stili di investimento o fattori di rischio.

Il nuovo modello Dynamic, che nascerà ufficialmente a fine mese (dopo aver condotto qualche mese di bene augurante "prova su strada"), mira a sfruttare questo fenomeno attraverso la selezione di titoli che, in base alle loro caratteristiche fondamentali e tecniche, risultano essere favoriti dai trend in atto.

In sostanza, il meccanismo di funzionamento del Modello Dynamic si basa su due step:
  • L'individuazione degli stili in trend positivo e di quelli in trend negativo. Gli stili ed i fattori considerati non sono ristretti ai soli Value, Growth e Size, ma abbracciano 9 categorie diverse di indicatori, rappresentati nella figura seguente, per un'analisi dei quali vi rinvio alla presentazione del Modello Classic, che lavora su quegli stessi indicatori, pur in maniera completamente diversa. 

  • Selezione dinamica di quei titoli che dai trend in atto possono trarre vantaggio. 

    Dynamic è, quindi, un modello che seleziona i titoli col maggiore e minore rendimento atteso sulla base di un ampio spettro di indicatori, il cui peso è modificato dinamicamente, permettendo quindi al modello di adattarsi alle diverse condizioni di mercato. In questo sta la principale differenza rispetto al Modello Classic che, invece, si basa su un meccanismo che assegna un peso costante ai diversi indicatori.
    Dynamic è, ovviamente, un modello meno conservativo e maggiormente speculativo rispetto a Classic, potendo all'occorrenza esporsi a fattori (alto indebitamento, scarsa redditività, elevati  multipli di mercato, ecc.) rispetto ai quali Classic è invece "allergico", e potendo sovrapesare fortemente uno o più specifici fattori a scapito degli altri.

    Un'ultima nota metodologica: il fatto che il modello si basi su una pluralità di indicatori e non su uno solo (value, piuttosto che growth o size) rappresenta da un lato un'opportunità e dall'altro un rischio.
    Poichè, data la natura ciclica dei mercati finanziari, non tutti i fattori evidenziano contemporaneamente una effettiva capacità predittiva (positiva o negativa che sia), un modello multifattoriale (che si basa cioè su più di un indicatore) amplia in maniera significativa il ventaglio di opportunità, permettendo di avere a disposizione in qualunque fase di mercato uno o più indicatori che ci aiutano a capire quali fattori di rischio stanno effettivamente determinando i movimenti del mercato.
    D'altro canto, l'utilizzo contemporaneo di fattori tra di loro altamente correlati non fornisce valore aggiunto in termini di capacità predittiva, ma causa anzi problemi di stabilità. Per questo motivo il modello filtra l'universo di fattori considerato, utilizzando di volta in volta soltanto quegli indicatori che mostrano una autonoma capacità predittiva.

    Dal punto di vista operativo, il Modello Dynamic ricalca quello Classic. L'universo di titoli considerato è lo stesso e racchiude pertanto le società dell'area Euro, con esclusioni dei titoli finanziari e delle micro cap. 
    I portafogli Long (che comprende i titoli con la maggiore performance attesa) e Short (che comprende i titoli con la minore performance attesa) saranno formati da 10 titoli equipesati e verranno ridefiniti su base mensile. I vincoli di diversificazione saranno, infine, analoghi a quelli adottati per il modello Classic.

    L'appuntamento è quindi a fine mese, in concomitanza con l'aggiornamento del Modello Classic.

    sabato 13 novembre 2010

    Modello Dynamic: Descrizione (Parte 1/2)

    Vi presento in questi giorni il secondo (e, almeno per l'immediato futuro, ultimo) modello di selezione titoli targato EquityScreening.
    Il modello si chiamerà Dynamic. In che cosa si sostanzia la dinamicità che dà il nome al modello? Nell'esposizione ai diversi fattori di rischio, o stili di investimento.
    Ma andiamo con ordine.

    L'idea del modello nasce dall'osservazione del fatto che molto spesso l'evoluzione dei mercati azionari, anzichè riflettere il random walk tipico di un mercato efficiente, segue dei trend ben definiti (fenomeno che viene tecnicamente definito "momentum"). Questi trend non riguardano solo i singoli titoli azionari o i singoli indici di borsa, ma impattano anche sugli stili di investimento.

    Concentriamoci per un momento sui due più famosi stili di investimento (Value e Growth Investing). Il grafico seguente ci mostra la performance dell'MSCI US Value (linea blu) e dell'MSCI US Growth (linea rossa), entrambi rispetto all'MSCI US (che li racchiude). Se uno dei 2 indici si trova al di sopra dell'asse delle ascisse, vuol dire che in quel periodo sta sovraperformando il mercato nel suo complesso, e viceversa.

    Fonte Bloomberg, Rielaborazione EquityScreening - Performance 12M rolling

    E' evidente che l'overperformance di uno stile corrisponde direttamente all'underperformance dell'altro (per inciso, questo dipende anche dalle modalità di costruzione degli indici). Ma quello che è interessante sottolineare è che questi periodi di overperformance di uno stile (value o growth che sia) rispetto al mercato nel suo complesso sono relativamente lunghi. Nel grafico ne ho individuati 5: il più corto di questi cicli è durato 1 anno e 6 mesi, il più lungo addirittura più di 6 anni!


    Questi cicli sono ancora più evidenti se andiamo a considerare il fattore size. Il grafico seguente mette a confronto, sempre sul mercato americano, la performance del segmento SMid (small&mid cap) rispetto a quella del segmento large: i periodi in cui la linea è sopra l'asse delle ascisse sono quelli in cui le small&mid cap hanno sovraperformato le large, e viceversa.

    Fonte Bloomberg, Rielaborazione EquityScreening - Performance 12M rolling 

    In questo caso le fasi di trend sono solo quattro ed hanno tutte una durata di diversi anni.

    E' pertanto chiaro come la presenza di periodi prolungati con caratteristiche omogenee, ossia la presenza di trends, rappresenti una evidente oppportunità. Se i mercati funzionano per trend, che non riguardano solo i singoli titoli, ma anche e sopratutto gli stili di investimenti ed i fattori di rischio, come possiamo sfruttare questa situazione? 

    Nel prossimo post andremo a vedere come il Modello Dynamic cercherà di farlo.